ALCUNI PRINCIPI GENERALI

La nomina degli amministratori delle società è riservata alla competenza dell’Assemblea dei soci; il rappresentante del socio-Ente locale deve quindi avere i poteri per designare i candidati e per esprimere il proprio voto.

Lo Statuto della società o i patti parasociali posso riconoscere ad uno o più soci il diritto di designare uno o più amministratori.

Gli amministratori, una volta nominati, possono essere revocati in qualsiasi momento, ma se non sussiste una giusta causa l’amministratore revocato può chiedere (e, nella maggior parte dei casi, ottenere) il risarcimento del danno subìto.

E’ interessa tuttavia constatare che nelle società pubbliche gli amministratori revocati non riescono sempre a far valere in sede giudiciziale le loro ragioni. Il Consiglio di Stato (sez. V, sentenza n. 897 del 25/02/2014) ha sostenuto la legittimità della revoca degli amministratori per non avere ottemperato ai chiari indirizzi espressi dal socio pubblico di riferimento, riconoscendo così che tale inerzia sia da considerare giusta causa oggettiva di revoca. Nel caso di specie, l’indirizzo consisteva nella richiesta di internalizzazione di un servizio secondo il modello in house providing.

 

LIMITI ALLA COMPOSIZIONE DELL’ORGANO AMMINISTRATIVO DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE TOTALMENTE DAGLI ENTI LOCALI

Secondo quanto previsto dall’art. 1 commi 729-730 della Legge 296/2006 e D.P.C.M. del 26/06/2007, il Consiglio di Amministrazione delle società partecipate totalmente, anche in via indiretta, dagli Enti locali può essere costituito al massimo da 3 o 5 componenti, a seconda che il capitale sociale (versato) sia inferiore, ovvero, pari o superiore a 2 milioni di Euro.

Nelle società miste il numero massimo di componenti del C.d.A. designati dai soci pubblici locali (comprendendo nel numero anche quelli eventualmente designati dalle Regioni) non può essere superiore a 5.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sono tenute ad adeguarsi alla disciplina prevista al comma 729.

 

LIMITI ALLA COMPOSIZIONE DELL’ORGANO AMMINISTRATIVO DELLE ALTRE SOCIETA’ PUBBLICHE

Anche l’art. 6 comma 5 del D.L. 78/2010 prevede delle limitazioni alla composizione dell’organo amministrativo degli enti pubblici, anche economici, e degli organismi pubblici, anche con personalità giuridica di diritto privato. Tali soggetti devono adeguano i propri statuti al fine di assicurare che, a decorrere dal primo rinnovo successivo al 31/12/2011 (termine prorogato dal DPCM del 25/03/2011), gli organi di amministrazione e quelli di controllo, ove non già costituiti in forma monocratica, nonché il collegio dei revisori, siano costituiti da un numero non superiore, rispettivamente, a 5 e a 3 componenti.

Le “Amministrazioni vigilanti” adeguano la relativa disciplina di organizzazione, con riferimento a tutti gli enti ed organismi pubblici rispettivamente vigilati, al fine garantire l’adeguamento degli statuti.

Il mancato adeguamento degli statuti o della disciplina di organizzazione nei termini previsti determina responsabilità erariale e tutti gli atti adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici interessati sono nulli.

L’art. 6 comma 5 non si applica alle “istituzioni culturali” con membri designati in via maggioritaria dai soci pubblici, che comprovino la gratuità degli incarichi (art. 1 comma 420 L. 147/2013).

Mentre l’art. 1 commi 729-730 della Legge 296/2006 trova applicazione alle sole società partecipate direttamente o indirettamente dagli Enti locali, l’art. 6 comma 5 del D.L. 78/2010 trova applicazione a tutte le società che possono essere considerate “organismi pubblici”.

Si può quindi ragionevolmente affermare che, allo stato attuale, tutte le società pubbliche, assimilabili ad organismi pubblici, dovrebbero avere un organo amministrativo composto al massimo da 3 o 5 membri.

 

LE LIMITAZIONI PREVISTE DALLA SPENDING REVIEW DEL 2012

L’art. 4 comma 4 D.L. 95/2012 “spending review 2” prevede una serie di disposizioni in materia di composizione degli organi amministrativi delle società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.Lgs. 165/2001, che abbiano conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di amministrazioni pubbliche superiore al 90% dell’intero fatturato.

La norma in commento è stata oggetto di modifica ad opera della Legge di Stabilità 2014 e, successivamente, dell’art. 16 del D.L. 90/2014.

Tali società possono essere oggi amministrate da:

  • un amministratore unico (facoltà sempre ammessa e consigliabile soprattutto in quelle situazioni in cui l’organo amministrativo è un mero esecutore degli indirizzi e delle decisioni assunte dai soci, come nel caso dell’in house providing);
  • un consiglio di amministrazione, che deve essere composto da non più di tre membri, scelti rispettando le disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi ex D.Lgs. 39/2013.

Rispetto al passato è stato eliminato l’obbligo di nomina come amministratori di dipendenti dell’amministrazione pubblica controllante, che è diventata adesso una semplice facoltà.

Tuttavia, nel caso in cui vengano nominati dei dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione, in virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, essi hanno l’obbligo di riversare i compensi eventualmente percepiti all’amministrazione di appartenenza e, ove riassegnabili, in base alle vigenti disposizioni, al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio.

Il principio di onnicomprensività della retribuzione dei dipendenti pubblici non ammette deroghe (Corte dei Conti, sez. reg. controllo Toscana, parere n. 263 del 9/12/2014).

Contrariamente al passato, invece, è stato previsto il diritto per tali soggetti alla copertura assicurativa (il cui mancato riconoscimento in passato aveva rappresentato un forte disincentivo all’accettazione dell’incarico) e il rimborso delle spese adeguatamente documentate per lo svolgimento dell’incarico.

Nel caso di società a partecipazione pubblica indiretta, possono essere nominati amministratori anche dipendenti della società controllante (partecipata diretta) o del titolare di poteri di indirizzo e di vigilanza, fermo restando il rispetto delle disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi ex D.Lgs. 39/2013. In tal caso, gli eventuali compensi percepiti dovranno essere riversati alla società o all’amministrazione di appartenenza del dipendente, fermo rimanendo il diritto alla copertura assicurativa e il rimborso delle spese documentate per lo svolgimento dell’incarico.

L’art. 16 del D.L. 90/2014 è intervenuto anche sull’art. 4 comma 5 del D.L. 95/2012, in materia di composizione degli organi amministrativi delle “altre società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta”, cioè di quelle società totalmente pubbliche, a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di amministrazioni pubbliche superiore al 90% dell’intero fatturato.

Tali società possono essere amministrate alternativamente da:

  • un amministratore unico;
  • un consiglio di amministrazione composto da tre o cinque membri, tenuto conto della rilevanza e della complessità delle attività svolte.

In base a quanto previsto all’art. 16 comma 2 del D.L. 90/2014 le nuove disposizioni sopra illustrate si applicano a decorrere dal primo rinnovo dei consigli di amministrazione successivo alla data di entrata in vigore di tale decreto (cioè, dal 19/08/2014).

 

IL PRINCIPIO DELLA PARITA’ DI GENERE

La Legge 120/2011 ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della parità di genere e il D.P.R. 251/2012 ne ha disciplinato l’attuazione.

L’attuale disciplina prevede che lo Statuto delle società controllate ai sensi dell’art. 2359 del Codice Civile dalle Amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.Lgs. 165/2001, deve prevedere che nell’organo amministrativo e nell’organo di controllo il genere meno rappresentato deve ottenere:

  • almeno 1/5 dei componenti per il primo mandato successivo all’entrata in vigore del regolamento attuativo (DPR 30/11/2012, n. 251 pubblicato sulla G.U. del 28/01/2013);
  • almeno ad 1/3 dei componenti per il secondo e terzo mandato successivo all’entrata in vigore del regolamento attuativo.

E’ previsto l’arrotondamento all’unità superiore. La previsione di applica anche ai sindaci supplenti.

Le suddette società sono tenute a comunicare al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Ministro delegato per le Pari Opportunità la composizione del organi sociali entro 15 giorni dalla data di nomina degli stessi, ovvero, in corso di mandato, in caso di modificazione della composizione.

La società che non rispetta il principio di parità di genere può essere diffidata a ripristinare l’equilibrio entro 60 giorni, al quale può eseguire un’ulteriore diffida ad adempiere entro altri 60 giorni e, infine, si può arrivare, in caso di inottemperanza, alla decadenza degli organi in carica.

 

LE INCOMPATIBILITA’ PREVISTE DAL T.U.E.L.

L’art. 63 del D.Lgs. 267/2000 prevede che non può ricoprire la carica di Sindaco, Presidente della provincia o consigliere colui che è amministratore o dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetti a vigilanza:

  • partecipati almeno per il 20% dall’Ente locale, ovvero
  • che riceva dall’Ente locale, in via continuativa, una sovvenzione in tutto o in parte facoltativa, qualora la parte facoltativa superi nell’anno il 10% del totale delle entrate di tale ente, istituto o azienda.

L’art. 47 comma 3 del D.Lgs. 267/2000 prevede che gli Assessori sono nominati fra i cittadini in possesso, fra l’altro, dei requisiti di compatibilità alla carica di consigliere. Quindi agli Assessori si applicano le stesse ipotesi di incompatibilità previste per i consiglieri.

Tali criticità possono essere superate qualora lo Statuto dell’ente locale abbia previsto delle esimenti ai casi di ineleggibilità o incompatibilità per specifici incarichi o funzioni conferite agli amministratori (art. 67 del TUEL).

 

Per le ipotesi di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di amministratore di società previste dal D.Lgs. 39/2013 si rimanda alla pagina specifica.